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TBC ed altre malattie da micobatteri
- La tubercolosi in Italia oggi, tra vecchie paure
e nuove forme
Dr. Giovanni Ferrara
Clinica di Malattie dell'Apparato Respiratorio
Università degli Studi
di Modena e Reggio Emilia
Il nome tubercolosi evoca ancora nelle persone anziane lo spettro
di una malattia che costringeva chi ne veniva colpito ad una sorta di isolamento
forzato nei sanatori, con la paura di poter non tornare più a casa. Il
nostro Paese, infatti, è stato uno dei più flagellati da questa
malattia che, ancora diffusissima nei paesi in via di sviluppo, ha trovato nel
sistema sanatoriale italiano uno dei mezzi più efficaci in epoca pre-antibiotica
in termini di prevenzione e cura. La disponibilità di farmaci con azione
sul M. tuberculosis, ed in particolare di rifampicina ed isoniazide, ha cambiato
completamente la storia naturale della malattia, che oggi viene curata nella maggior
parte dei casi senza problemi. Basi pensare che dal 1953 al 1993 la mortalità
per tubercolosi in Italia si è ridotta del 7.6% per anno di media. La stessa
incidenza della malattia sembra essersi ridotta da 25.26 casi /100000 abitanti
ai 9.12/100000 abitanti . Su tali dati pesa molto il fatto che essi siano derivati
da studi retrospettivi e che ci sia un consistente underreporting delle notificazioni
di malattia, per cui è ragionevole pensare che l'incidenza nel passato
fosse molto più alta. Per quella attuale, uno studio del Centro documentazione
salute della Regione Emilia Romagna ha stimato che l'incidenza derivata dalle
notifiche di malattia nel 1995 era circa la metà di quella reale, passando
da 10.5 casi/100000 a 22.7/100000 considerando retrospettivamente tutti i dati
dei ricoveri nella regione.
Grazie ai progressi socio-economici, alle migliori condizioni igieniche di vita
ed alla disponibilità di farmaci antitubercolari efficaci, il fenomeno
tubercolosi in Italia è indubbiamente cambiato molto, passando da una malattia
che colpiva indistintamente chiunque, a partire dalla più tenera età,
ad una malattia che, pur essendo sicuramente in grado di colpire soggetti di ogni
età ed estrazione sociale, sembra essere maggiormente limitata a particolare
sottogruppi della popolazione generale. A partire dalla prima metà degli
anni Ottanta, era stato registrato un aumento delle incidenze di tubercolosi,
che attualmente sembra rallentato, da imputarsi all'aumento dei flussi migratori
verso il nostro Paese e dall'invecchiamento della popolazione generale. Poca importanza
avrebbe, diversamente dagli USA, l'epidemia da HIV. Sembra evidente che la malattia
abbia due picchi di frequenza nelle diverse fasce di età: uno tra i 25-34
anni (con una porzione consistente di casi notificati in pazienti HIV ed immigrati)
ed uno >75 anni (con assoluta prevalenza di casi in Italiani, fenomeno legato
alla riattivazione endogena di vecchie forme specifiche). I migliori dati sulle
caratteristiche cliniche e microbiologiche della malattia tubercolare in Italia
provengono dallo Studio Multicentrico Italiano sulle Resistenze ai farmaci Antitubercolari,
uno studio prospettico partito nel 1995 e che copre una porzione significativa
di tutti i casi di tubercolosi curati in Italia. Dal report sui dati del 1998
dello SMIRA Group risulta che di tutti i casi registrati il 61.7% è composto
da soggetti di sesso maschile, il 28.2% da immigrati col 76.6% dei casi di primo
accertamento. L'86.4% dei casi è dato da casi di tubercolosi polmonare,
l'11.4% extrapolmonare ed il 2.2% sia polmonare che extrapolmonare. I fattori
di rischio più frequenti tra gli Italiani sono storia di contatto recente,
diabete ed abuso di alcool, mentre più importanti tra gli immigrati risultano
l'infezione da HIV ed il contatto recente. La maggior parte degli immigrati proveniva
da Africa e Sud America, con un periodo di permanenza in Italia superiore a 24
mesi. Il 46% dei casi risulta BK positivo al'espettorato, con un 30% di resistenze
provate sulle colture (2.3% alla sola rifampicina, 11.4% a rifampicina ed isoniazide
più o meno altri farmaci). Il successo terapeutico si raggiunge nell'83%
dei casi; mentre la maggiore percentuale di morti per tubercolosi è registrata
tra gli Italiani di età avanzata, verosimilmente a causa delle comorbilità
legate all'invecchiamento. Questo è un dato da tenere in considerazione,
considerando l'invecchiamento della popolazione generale ed i problemi gestionali
e di Igiene Pubblica legati alle patologie della terza età. Altro problema
della gestione della tubercolosi in Italia è quello dello screening e del
trattamento degli immigrati, tra i quali l'incidenza della malattia è circa
otto volte quella registrata negli Italiani, come dimostrato da un recente studio
di Codecasa e coll . Lo stesso studio riporta che la trasmissione della malattia
alla popolazione locale è solo episodica.
Altro aspetto a cui è stata dato risalto negli ultimi anni è quello
della tubercolosi da germi multiresistenti (resistenti cioè a rifampicina
ed isoniazide più o meno altri farmaci antitubercolari) , che nel nostro
paese sembra avere un'incidenza compresa tra il 5.2% registrato nel 1995 e l'11.2%
del 19982. La prognosi peggiore, le difficoltà nel reperimento dei farmaci
di seconda linea e gli alti costi e problemi gestionali, ne fanno forse l'aspetto
più inquietante della malattia causata dal M. tuberculosis oggi in Italia.
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